Marocco e settori d’investimento: L’AGRICOLTURA

Il Marocco, terra fertile per gli investimenti.

Sì, ma in quali settori?

Cominciamo da quello che, da sempre, è essenziale all’assetto economico marocchino… l’AGRICOLTURA.

(Magari anche mamma Italia potrebbe prendere qualche spunto)

Qual è la situazione attuale?

La crescita del Paese è in stretta correlazione con il settore agricolo e agroindustriale. L’agricoltura resta una colonna portante dell’economia nazionale contribuendo a generare, in media, fra il 15% e il 19% del PIB.

Oltre il 40% della popolazione marocchina vive grazie al settore agricolo e agroindustriale. Per darvi un’idea si parla di oltre 4.000.000 di lavoratori impiegati nel settore per 32.000.000 di consumatori.

Il Marocco, fin dagli anni ’80 ha portato avanti politiche lungimiranti per lo sviluppo di questa parte di mercato con la liberalizzazione del settore e accordi di libero scambio.

Nel 1996 viene firmato un accordo con l’Unione Europea, entrato in vigore nel 2000, che prevede la liberalizzazione, e quindi bassissimi costi doganali, per lo scambio di prodotti agricoli e della pesca. Dal 2012 per alcuni prodotti come frutta e verdure, olii, derivati del latte e conserve, la liberalizzazione è totale.

E poi, nel 2008, Aziz Akhannouch, Ministro dell’agricoltura, lancia il programma PLAN VERT MAROC (PVM).

PLAN VERT MAROC

Con questo ambizioso progetto, il Ministro dell’agricoltura, ha rimesso in primo piano il settore agricolo e ha definito le priorità da portare avanti nella politica agricola del Paese per i successivi 10 anni.

Due sono i pilastri fondamentali di questo progetto:

  1. Fare dell’agricoltura il motore dell’economia nazionale sia per il fabbisogno nazionale ma soprattutto attraverso le esportazioni.
  2. Lottare contro la povertà rurale, accompagnando i piccoli agricoltori attraverso formazioni tecniche e finanziamenti.

 

Il Marocco come intende concretizzare questi due obiettivi?

  • Incentivare gli investimenti nazionali e internazionali
  • Realizzare oltre un migliaio di progetti nel settore agricolo e agroindustriale
  • Formare e professionalizzare i proprietari di piccole aziende agricole in contesti rurali difficili
  • Valorizzare i prodotti locali
  • Investire 10 miliardi/anno fino al 2020
  • Creare 6 “agropole” (Berkane, Gharb, Souss, Tadla, Meknes e Haouz)

 

… queste sono le chiavi per la concretizzazione di questo progetto!!!

 

 AGENCE POUR LE DEVELOPPEMENT AGRICOLE (ADA)
L’ADA è l’Agenzia preposta alla realizzazione del Plan Vert Maroc. Le sue attività principali sono:
  • creazione di opportunità d’investimento in ambito rurale
  • accompagnamento degli investitori nella concezione e nella concretizzazione di progetti agricoli
  • creazione di opportunità di partnenariato fra settore pubblico e privato
  • sponsorizzando e commercializzando i prodotti locali attraverso il Label “Terroir du Maroc”

Ma non è finita qui…

E già, perchè una domanda sorge spontanea a questo punto: dove trovano l’acqua necessaria per assicurare tutta questa produzione?
In realtà, a partire dagli anni ’50, il Marocco ha creato infrastrutture per assicurare l’irrigazione delle superfici agricole.
Già sotto il protettorato francese cominciò la costruzione di numerose dighe che fu intensificata durante il regno di Hassan II dal 1961 al 1999. Con il PMV si continua questa politica a salvaguardia del settore agricolo e agroindustriale.
Nel 2011 si contavano ben 148 dighe che garantivano una capacità di circa 17.2 miliardi di m3 d’acqua. Di questa, 7.32 miliardi di m3 sono, secondo le fonti del Ministero dell’agricoltura e della pesca, ad uso agricolo.
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…un’ultima riflessione… ma l’agricoltura non è forse il settore più importante per qualsiasi civilizzazione?
Forse anche in Italia dovremmo tornare ad incentivare e incoraggiare chi, con fatica, difficoltà e sudore, investe nella terra per il futuro delle prossime generazioni.
Per maggiori informazioni sul PMV plan vert Maroc

Marocco: infrastrutture e investimenti

Dopo aver analizzato l’importanza della stabilità politica, 

eccoci alla seconda ragione per investire in Marocco… LA QUALITÀ DELLE INFRASTRUTTURE.

E già, impossibile pensare di investire in un Paese difficile da raggiungere o nel quale è complesso spostare persone, merci e capitali.

 

Ecco, in Marocco c’è tutto quello di cui avete bisogno!

 

Anzi, secondo il Global Competitive Index 2016, il Marocco è classificato come il primo Paese africano per la qualità delle infrastrutture.

Per darvi un’idea dello sviluppo e degli investimenti in questo senso negli ultimi anni, date un’occhiata a questo grafico…

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Sì, ma in concreto, a cosa hanno portato questi investimenti?

Diciamocelo, fino a 10 anni fa il Marocco era molto arretrato da questo punto di vista. Solamente fare un viaggio da Casablanca a Marrakech era un’esperienza mistica e spirituale. Ore di viaggio, spesso sotto un calore soffocante, infiniti tornanti fra le montagne e se per caso decidevi di voler sorpassare un camion, cominciavi a pregare sperando di non finire dritto in un dirupo o di fare un frontale con un altro camion. In compenso però, percorrendo la strada nazionale, potevi mangiare dei sandwich eccezionali a Benguerir.

Per avere un’idea dell'”esperienza spirituale e mistica”…

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Ma in questi 10 anni di cose ne sono cambiate… 

AUTOSTRADE

Attualmente il Marocco, con i suoi 1831 Km di autostrade, detiene il primato della più grande rete autostradale del Maghreb e il secondo posto, dopo il Sud Africa, su tutto il continente africano.

RETE FERROVIARIA

Anche in questo settore il Marocco è considerato uno dei Paesi africani più sviluppati del continente africano. Nel 2016 si era arrivati a 2.120 km di linee ferroviarie.

L’ONCF, società che gestisce il trasporto ferroviario, ha come obiettivi entro il 2020, la realizzazione di linee ad alta velocità, la prima delle quali partirà da Tangeri fino a Kenitra, unendo cosi due grandi poli industriali in piena espansione. I lavori avanzano e probabilemente questo progetto sarà ultimato prima del 2020.

Ma gli obiettivi sono molto piu ambiziosi, infatti entro il 2030 e prevista la realizzazione di una linea ad alta velocita che unirà vari Paesi del Maghreb.

AEROPORTI

Certamente non è complesso raggiungere il Marocco dall’Europa. A soli 13 km di distanza dalla Spagna e a 2-3 ore di volo dalle principali capitali europee.

Allo stato attuale si contano 19 aeroporti internazionali, fra questi, l’aeroporto Mohammed V, il più grande del Paese e uno dei più importanti d’Africa. Inoltre è stato recentemente inaugurato (giugno 2017) il nuovo terminal dell’aeroporto Fes-Saiss che permetterà di accogliere fino a 2.5 milioni di passeggeri all’anno.

PORTI

Consultando il sito dell’ANP (Agence National des Ports) si contano ben 27 porti in Marocco. 18 di questi sono porti di pesca, il più famoso dei quali è quello di Tan Tan poichè integrato con una piattaforma industriale per la trasformazione e il condizionamento del pesce.

Di particolare rilievo i due grandi porti commerciali, quello di Casablanca e Tanger Med. Quest’ultimo, a soli 14 km dalle coste spagnole è il secondo per capacità in Africa, ed è diventato in brevissimo tempo una piattaforma logistica strategica per il passaggio del commercio marittimo mondiale.

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 ENERGIA

Ecco, questa è una delle ragioni per cui apprezzo di più questo Paese. Pur essendo ancora dipendente dalle energie fossili importate, il Marocco ha fatto e sta facendo rimarcabili progressi dal punto delle energie rinnovabili.

La centrale solare Noor, inaugurata nella regione di Ouarzazate nel febbraio del 2016, è attualmente la settima centrale termodinamica del mondo. Ma con la realizzazione della sua estensione, che la porterà a raggiungere la potenza di 580 MW, probabilmente prendera’ primo posto.

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È evidente che il Marocco abbia capito il valore degli elementi che la natura offre e per questo, oltre all’energia solare, sta incentivando e realizzando grandi progetti anche per quanto riguarda l’energia eolica e idroelettrica. L’obiettivo? Raggiungere entro il 2020 un’autonomia energetica di 42% da fonti ecologiche.

Italiaaaaaa… perchè non prendi esempio???

 

Ma non è mica finita qui… 

E no… infatti altri 600 miliardi di dirhams di investimenti in infrastrutture sono previsti entro il 2035. E già solo questo potrebbe interessare molte aziende nel settore della costruzione che vorrebbero tentare nuove esperienze.

Si parla di altri 7000 km di strade nazionali e ben 24.000 km di strade rurali. Inoltre, ai 3000 Km di autostrade esistenti saranno aggiunti altri 1.649 Km con lo scopo di completare la rete autostradale fra le più grandi città marocchine.

Per non parlare dello sviluppo della rete ferroviaria. Da qui al 2035 è previsto l’ampliamento di 2.743 Km di ferrovia e 1.500 Km di linee per l’alta velocità, nonché nuovi porti e aeroporti.

 

Piccola riflessione finale…

In Italia siamo abituati a sentir parlare di grossi progetti ed investimenti per le infrastrutture che però raramente vedono il giorno. Un esempio su tutti la famosa Salerno – Reggio Calabria (e penso non ci sia da aggiungere altro…).

O ancora i nostri ponti. Quelli degli antichi romani stanno ancora in piedi mentre quelli costruiti negli ultimi decenni cadono a pezzi o… cadono e basta.

Il Marocco ha ancora molta strada da fare sotto molti punti di vista ma dal 2008 che sono qui l’ho visto trasformarsi e svilupparsi grazie a mirati investimenti alle infrastrutture.

Strade, autostrade, porti, aeroporti, zone industriali e zone franche d’esportazione (di questo ne parlerò prossimamente eh!), energie rinnovabili, …,  insomma un cantiere a cielo aperto con un obiettivo ben preciso: offrire ai potenziali investitori i servizi necessari per sviluppare il loro businness.

Da questo punto di vista l’Italia avrebbe molto da imparare. Da noi, cervelli e aziende fuggono… forse è arrivato il momento di chiedersi perchè e magari studiare e analizzare cosa avviene proprio dall’altra parte delle nostre coste.

 

 

Marocco: stabilità politica e investimenti

Di ragioni per investire in Marocco ce ne sono sicuramente tante e saranno affrontate una ad una nei prossimi articoli.

Questo è il primo articolo della rubrica “investire in Marocco” e ci tenevo a parlare con voi di quella che, a mio avviso, è una delle principali ragioni che attira gli investitori stranieri qui in Marocco… la STABILITÀ POLITICA.

Due fattori sono da sempre correlati nello sviluppo di un Paese: stabilità politica e crescita del prodotto interno lordo. In parole povere… dove c’è stabilità, c’è crescita.

 

Possiamo dimostrarlo?

Certo! Molti studi sono stati condotti in merito, in particolare mi ha colpito quello portato avanti dai Professori Alberto Alesina, Sule Özler, Nouriel Roubini e Philip Swagel e pubblicato nel 1996 sul Journal of Economic Growth che analizzava lo sviluppo economico e politico di 113 Paesi dal 1950 al 1982.

Per chi volesse approfondire l’argomento:

Political Instability and Economic Growth

Un esempio può essere quello del Giappone. Durante gli anni 1960-1993 conobbe un periodo di stabilità politica e, proprio in quel trentennio, vi fu una forte crescita economica. Il contrario avvenne invece in Argentina, Paese ricco e in forte espansione industriale fino agli anni ’60 che perse tutto, in pochi anni, a causa di un’instabilità politica che portò a colpi di Stato e ad un impoverimento del Paese.

E in Marocco?

Il Marocco, come gli altri Paesi del Nord Africa, fu messo a dura prova dalle primavere arabe che cambiarono radicalmente tutto l’assetto geopolitico della regione.

Anche qui si sollevò una parte di cittadini attraverso il “Mouvement du 20 fevrier“. I cittadini chiedevano maggiori diritti e libertà, comme avveniva negli Stati vicini (ma senza conoscerne gli esiti).

Qui sotto trovate un video della grande manifestazione che si tenne a Casablanca l’8 marzo 2011.

 

Come fu gestito questo tentativo di rivolta popolare?

Il giorno dopo, il 9 marzo 2011, Mohamed VI, Re del Marocco, pronunciò un discorso che è già entrato nella storia di questo Paese. In tale occasione, e a differenza dei governanti di altri Paesi, il sovrano raccolse le richieste del suo popolo e annunciò un’importante riforma costituzionale che implicava una più netta separazione dei poteri e un ampliamento delle liberta collettive e individuali. Nella stessa occasione furono annunciate le elezioni anticipate.

 

Non dimenticherò mai quel giorno. Ero a Marrakech, a Place Jamaa El Fna, c’erano schermi giganti affinchè tutti potessero ascoltare il messaggio del Re.

Subito dopo l’emozione dei cittadini era palpabile. Si sentiva intonare l’inno marocchino ovunque e la citta era bloccata da cortei di auto festanti.

Come promesso, si tennero nuove elezione nel luglio 2011 nelle quali vinse il PJD che rappresenta il partito islamista. Benkirane, capo del partito, fu nominato dal Sovrano, Primo Ministro e fu a capo del Governo fino alle recenti elezioni del settembre 2016.

E la stabilità, grazie a questa presa di posizione del Re, tornò in Marocco.

E Al Hoceima?

Per chi segue gli sviluppi politici e sociali in Marocco sa bene che dalla morte del venditore di pesce, Mouhcin Fikri, nel 2016, nella regione di Al Hoceima, un movimento di cittadini del Rif chiede di essere ascoltato. Riuniti sotto il nome di Hirak, questi cittadini chiedono maggiori diritti e libertà.

Numerose marce pacifiste sono state organizzate in varie citta del Marocco e alcuni scontri fra polizia e cittadini sono da segnalare. Tuttavia, come nel 2011, nessuno chiede la fine della monarchia e Mohamed VI resta un sovrano amato e rispettato dal suo popolo. Il solo che sia riuscito a garantire, nella regione, pace e stabilità al proprio Paese. Questo anche e soprattutto per la sua strenua lotta contro ogni forma di radicalismo e terrorismo. In Marocco Mohamed VI preserva il culto di un Islam moderato e pacifico. Se ti interessa… ne avevo già parlato qui..

Speriamo che anche la situazione ad Al Hoceima si risolva presto e di questo sicuramente ne ridiscuteremo in un prossimo articolo, ma adesso torniamo al tema del post…

 

Allora dicevamo… stabilità = crescita economica

E sì, infatti sul portale AFKinsider il Marocco, proprio facendo leva sulla sua stabilità politica è inserito nella Top Ten delle migliori destinazioni africane per gli investimenti.

Così come l’Istituto AON, uno dei principali esperti nella gestione delle crisi, ha posizionato il Marocco come leader indiscusso fra tutti i Paesi del Nord Africa e il Medio Oriente.

 

E parlando di dati più concreti?

Secondo i dati forniti dall’AMIC, l’association marocaine des investissement en capital, nel 2015 sono stati calcolati 606 milioni di dirhams di investimento e nel 2016 si è passati a 786 milioni di dirhams.

Per non parlare del mega progetto cinese che sta prendendo forma nella regione di Tangeri. Una vera e propria città tecnologica su uno spazio di 2.000 ettari, per un investimento di un miliardo di dollari che porterà all’assunzione di 100.000 persone.

Insomma, se neanche i cinesi, come altre grandi multinazionali (vedi Renault, Bombardier, Boeing, ….), hanno paura di investire cifre colossali in progetti faraonici… perchè non dovreste farlo voi?

Un incontro inaspettato…

Vi voglio raccontare una storia

Oggi cercavo in giro un ufficio da affittare per un progetto che ho in mente.

E invece il destino mi ha riservato un incontro sorprendente.

Qui in Marocco quando si cerca qualcosa da affittare hai due soluzioni, l’agenzia immobiliare oppure i guardiani d’immobile, fonte inesauribile di notizie e buoni affari.

Ne ho incontrato uno, un tipo gentile che mi ha detto che nel suo immobile ce n’erano vari, quindi me li ha fatti visitare, mi ha detto il prezzo (troppo elevato) e sono partita.

Mentre rientravo a casa, dall’altra parte della strada vedo un cartello con scritto “bureau à louer” (uffici in affitto) e allora, faccio il giro e parcheggio lì sotto. Cerco il guardiano ma… c’è solo la sedia all’entrata dell’immobile.

Mi guardo in giro… Nulla!

Allora mi decido a chiamare il numero esposto sulla facciata dell’immobile, un signore molto cordiale mi risponde e mi dice di salire al primo piano che c’è un ufficio aperto. A quel punto, dal nulla, spunta il guardiano che mi dice: “vengo pure io con lei”. Vabbè… qui è sempre così, anche quando credi di essere sola in realtà c’è sempre qualcuno che ti osserva.

Saliamo e entro in un grande ufficio che si occupa di contabilità e altre questioni amministrative.

Quattro persone, due uomini e due donne, stanno lavorando nel SILENZIO ASSOLUTO.

L’ufficio è vetusto e un pò decadente ma dal numero di faldoni con su scritto i nomi delle società mi sembra che l’attività funzioni molto bene.

Mi avvicino alla scrivania e chiedo all’impiegato se era con lui che avevo parlato due minuti prima. Mi dice di sì e si dirige verso una stanza dicendomi: “vado ad avvisare il capo”.

Aspetto neanche un minuto e la porta si apre davanti a me.

Entro in un ufficio più piccolo, pieno di libri. Di fronte a me una vecchia scrivania e lui… un signore sulla settantina, capelli e barba bianchi, occhi vispi di un bambino.

Si alza, mi sorride, ci presentiamo e mi fa sedere. Lui si alza, viene dalla mia parte della scrivania e si siede sull’altra poltrona di fronte a me. E a questo punto… Inizia la scoperta!

Gli chiedo dell’ufficio e lui mi dice : “Ma cosa ci vuole fare con questo ufficio?”

Gli spiego che sto elaborando un progetto ma che, nel frattempo, ho qualcosa da terminare e mi servirebbe un posto tranquillo per lavorare.

Non è convinto. Mi guarda e mi dice che tanti arrivano con un’idea ma se non hanno ben programmato il loro cammino in genere dopo un paio di mesi abbandonano.

Io gli dico che sto preparando un documento, gli spiego rapidamente di cosa si tratta e perché questa idea. Ma lui mi chiede di me, del perché sono in Marocco e perché voglio lanciarmi in questa avventura.

Allora gli racconto in po’ come sono arrivata qui, della mia situazione e dei miei progetti.

A questo punto il discorso cambia… Parliamo del ruolo delle donne in questa società, delle nostre differenti idee sulla società marocchina. Poi da qui parliamo dell’educazione e dell’insegnamento come unica possibilità di evolvere come persone, e questo è valido qui ma ovunque nel mondo. Dell’importanza di imparare delle lingue straniere perché solo comunicando possiamo crescere e maturare come società.

Io lo ascolto ammirativa per l’apertura mentale che traspare, per la sua cultura e per la sua visione filosofica ma estremamente concreta delle “cose della vita”. Lui mi osserva e mi ascolta con molta attenzione e interesse.

Ad un certo punto mi chiede il mio nome e mi dice che in arabo indica il “giusto”, l’equilibrio, la giustizia.

Parliamo di politica, italiana e marocchina, del discorso fatto dal Re durante la festa del Trono, di Hassan II, della società, della “civiltà” (ci teneva molto a questo concetto), della manipolazione dell’opinione pubblica…

Insomma, ero andata per vedere un ufficio e mi sono ritrovata a discutere della società e della vita per oltre un’ora con questo sconosciuto canuto Signore… un “Saggio”.

E l’ufficio?

No, Alla fine non mi ha fatto vedere nessun ufficio. Mi ha detto che però, quando la mia idea sarà chiara potrò contare su di lui.

Mi ha salutato dicendomi che, ufficio a parte, era stato felice di avermi conosciuto e di aver potuto scambiare qualche parola con me.

Uscendo, l’ufficio era ancora talmente silenzioso da essere assordante. C’era qualcosa di strano nell’aria…

Lui esce dal suo ufficio, non dice una parola a nessuno e se ne va…

Perché vi racconto questa storia?

Perchè questo Signore mi ha lasciato qualcosa di prezioso oggi. Io cercavo un ufficio e lui mi ha indicato una direzione da seguire. Io stavo cercando di concretizzare un’idea e lui mi ha fatto capire che se l’idea c’è va elaborata, soppesata sotto tutti gli aspetti, affinché non fallisca.

Certo, non è che mi sono lanciata in un progetto così, dietro sto elaborando un progetto, sto valutando tutte le sfaccettature, ma…non mi riferivo a questo e, forse, neanche lui.

Il messaggio che mi è arrivato da questa inattesa conversazione è che, abbiamo tante idee dentro di noi ma, per realizzarle dobbiamo capire veramente quale è quella giusta, quella da seguire. A quel punto sapremo qual è la priorità, la nostra priorità, e potremmo lanciarci.

I rischi fanno parte di ogni avventura ma, solo se siamo veramente convinti della nostra scelta, della nostra decisione, saremo pronti ad affrontarli e a batterci anche con i denti se ce ne fosse bisogno, altrimenti saremo tentati di mollare alla prima difficoltà.

Solo se conosciamo la direzione verso la quale vogliamo andare allora potremo arrivare a destinazione senza perderci.

Ecco… Io cercavo un ufficio e invece lui ha risposto a delle questioni che mi ponevo da un po’… non tanto professionalmente quanto sulla vita in generale. 

Nella cultura musulmana il “destino”, il mektoub, quello che è scritto… ha un valore immenso. Penso che oggi questo incontro sia stato organizzato dal destino e chissà… magari presto tornerò nel suo ufficio con il mio progetto completo ma soprattutto con le idee più chiare per continuare il mio cammino, ovunque esso mi porti.

Giornata internazionale della donna

BREVE PREMESSA STORICA:

L’iniziativa di celebrare la giornata internazionale della donna fu presa per la prima volta nel febbraio del 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito socialista americano. L’anno seguente, nel 1910, l’iniziativa venne raccolta da Clara Zetkin a Copenaghen durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste.Durante la Seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca (1921), viene confermata come unica data per le celebrazioni l’8 marzo in ricordo della manifestazione contro lo zarismo delle donne di San Pietroburgo nel 1917 nella quale le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra.

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All’epoca la questione principale era il diritto di voto alle donne e il diritto al suffragio fu una grande vittoria poiché le donne ottennero il diritto di decidere il futuro del proprio Paese e quindi, anche il loro.
Dopo oltre cento anni, questa giornata ha ancora un grande valore, perché la battaglia delle donne non è mai terminata. In alcune parti del mondo abbiamo acquisito il diritto al voto ma restano molte questioni da affrontare circa la condizione e i ruoli della donna all’interno della società.
Ancora oggi la condizione delle donne nel mondo è molto varia, secondo le culture, i Paesi, le condizioni economiche e sociali.
C’è ancora una mentalità diffusa, spesso supportata da concezioni religiose, che considera che il ruolo principale della donna sia quello di procreare, occuparsi della prole e della famiglia.
Vi sono donne che sono in prima linea ogni giorno, che affrontano la propria vita con coraggio e a testa alta. Che vivono il loro essere DONNE con orgoglio e fierezza.
E poi vi sono molte, troppe donne che, ancora oggi, subiscono trattamenti inumani, vengono mutilate, picchiate, abbandonate, maltrattate, stuprate, violentate, torturate, umiliate, discriminate, offese…uccise. 
In alcuni casi, come in Asia, le donne non hanno neanche il diritto di nascere. I feti/neonati di sesso femminile, sono considerati come un peso per la società e…devono morire.
Le religioni tutte, hanno contribuito a questa condizione della donna e spesso si pensa che “altrove”, nei Paesi in via di sviluppo, sia molto peggio. Tuttavia nel 2010, il World Economic Forum, rivelava che, su 128 Paesi, l’Italia era al 74º posto per uguaglianza di genere.
Forse, neanche noi siamo poi così… evoluti.

Qual è il senso di questa giornata oggi, nel 2016? 
Più che una festa (come molti/e intendono), deve essere un momento di riflessione sulla condizione attuale delle donne nel mondo e un invito a continuare la battaglia affinché ogni donna possa essere titolare di diritti ed esercitarli liberamente nel rispetto della sua persona.

“Per tutte le violenze consumate su di lei,

per tutte le umiliazioni che ha subito,

per il suo corpo che avete sfruttato,

per la sua intelligenza che avete calpestato,

per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,

per la libertà che le avete negato,

per la bocca che le avete tappato,

per le sue ali che avete tarpato,

per tutto questo:

in piedi, signori, davanti ad una Donna!” 
WILLIAM SHAKESPEARE

Non sono una buonista, sono solo una mamma.

A. “Ciao! Hai visto quello che è successo a Parigi?”

B. “Si, un orrore!”

A. “Già… È inumano quello che avviene in questo mondo.”

B. “Già, ma questo è tutta colpa del buonismo e della religione musulmana.”

A. “Beh… No, non penso che sia solo colpa del buonismo e di una religione. Ci sono molti altri fattori da considerare, storici, strategici, geopolitici”.

B. “Ecco, pure tu? Basta, ora bisogna bombardare e chiudere le frontiere. Nessuna pietà! I musulmani sono ‘bastardi’ terroristi.”

A. “Ma come? Prima ci si lamenta dei rifugiati che chiedono asilo politico per scappare dagli orrori che compie l’ISIS e dai bombardamenti dell’occidente.
Perché sai, le maggiori vittime dell’ISIS sono musulmani.
Poi, invece, si dice che tutte queste persone, per il solo fatto di avere un credo, sono probabili terroristi (scappati dai terroristi) e si incita ai bombardamenti, creando, di fatto, le condizione per un ancora più grande esodo.
Ma l’idea geniale è… chiudiamo le frontiere!
Quindi, uomini, donne e bambini che cercano di scappare dalle atrocità dell’ISIS e dai bombardamenti degli occidentali NON potranno più.
In pratica, quindi, la tua soluzione è…. Chiudiamoli in gabbia e uccidiamoli. Che non abbiano scampo, sebbene anche loro, vorrebbero solo vivere in pace.
Bravo! Come soluzione mi pare eccellente!
Soprattutto considerando che gli attentati fatti finora in Europa sono stati perpetrati SOLO da cittadini nati e vissuti in Europa. Cittadini EUROPEI. Francesi, belga e svizzeri. Non da siriani, iracheni o afghani.”

B. “Ma a noi che ci frega? Non è importante questo fatto? E poi sono sempre musulmani. No, Chiudiamo le frontiere! Bombardiamo!”

A. “Quindi, in pratica, ci chiudiamo in casa con il ladro dentro che, vedendo civili “musulmani” innocenti massacrati da bombardamenti senza senso e magari indottrinati da qualcuno che approfitta di questo senso di vuoto e di intolleranza, di questo disinteresse di un Paese per i suoi cittadini, per istigare alla violenza, si faranno esplodere per vendetta.
Ma… Non sarà per caso più utile infiltrare i servizi segreti nelle moschee e nei centri islamici radicali? Integrare i cittadini immigrati o quelli di seconda/terza generazione (cioè EUROPEI)?”

B. “No, loro li ghettizziamo, impossibile convivere con dei musulmani, devono restare fra di loro perché sono pericolosi.”

A. “Ah certo! Magari se non li ghettizzassimo e non li giudicassimo per il loro aspetto fisico o per la loro fede, magari non proverebbero questo senso di mancanza d’appartenenza alla Nazione che fa sì che ogni cittadino si senta uguale di fronte allo Stato.”

B. “Ma nooooo, sei una buonista! Non capisci! Bombardiamo! Bombardiamo!”

A. “Ma…. Hai capito che i terroristi erano europei?”

B. “Si, ma non mi frega niente, è colpa della religione. Bombardiamo la Siria.”

A. “Mi sfugge il nesso ma… continuiamo.

No, non tutti i musulmani sono terroristi. Io vivo in Marocco, in un Paese musulmano, so di quello che parlo, conosco questa religione e parlo, discuto, vivo con queste persone.
Sono proprio come te e me, hanno solo un’altra fede.
Anche loro condannano il terrorismo. Anche loro hanno paura di Daech.”

B. “Non è vero. È la religione il problema. Lo diceva pure la Fallaci.”

A. “Ma ti dico di no. Io ci vivo con queste persone. In Marocco temono derive radicali, hanno paura quanto noi di attentati. Hanno pianto insieme ai francesi la sera dell’attentato.”

B. “No, devono morire tutti! Basta religione musulmana.”

A. “Ma… Ti ho spiegato che non è la religione ma la decadenza dei valori, il senso di vuoto, il rigetto del Paese nel quale sono nati e di quello di origine, la mancanza di istruzione e di integrazione, i bombardamenti sulla testa dei loro fratelli, civili innocenti.”

B. “No, la sola soluzione è eliminarli tutti. Bombardiamo e chiudiamo le frontiere!”

A. “Ma… Allora dovresti bombardare l’Europa. È da lì che venivano i terroristi.”

B. “Intanto bombardiamo la Siria e chiudiamo le frontiere.”

A. “Ma sai chi finanzia il terrorismo?”

B. “Ancora con la storia degli americani e di Israele? E allora? Che vuoi dire?”

A. “Ma come… “E allora?”. Invece di bombardare basterebbe smettere di finanziarli.”

B. “Intanto bombardiamo.”

A. “Ma lo sai che gli americani, che finanziano il terrorismo, non hanno mai smesso di fare la guerra a questi Paesi per “lottare contro il terrorismo” e il terrorismo è aumentato in maniera esponenziale?”

B. “E allora? Intanto dobbiamo bombardare. Stavolta è diverso?”

A. “E in cosa sarebbe diverso? Non pensi che il terrorismo aumenterà ancora e sta gente sarà sempre più incazzata? Non sarebbe meglio tagliargli i fondi e non vendergli più armi? Uscire dalla NATO? riorganizzare l’ONU che oggi è una organizzazione anacronistica ed antidemocratica?”

B. “Eh, questo non lo faranno mai. Noi dobbiamo difenderci. Bombardiamo!”

A. “E… non ti chiedi perché non lo faranno mai?”

B. “Basta, tu sei una complottista, una radical chic, tu non capisci. È colpa della religione, sul Corano c’è scritto di uccidere gli infedeli, quindi bisogna bombardare l’ISIS.”

A. “Ma l’ISIS non è un PAESE, una città. L’ISIS si estende ovunque oggi, fino in Europa. Dove vorresti bombardare?”

B. “Putin e Hollande sono in Siria. Bombardiamo la Siria.”

A. “Ok, ma lo sai che dietro la Russia ci sono l’Iran e la Cina e dietro la Francia c’è l’America? Lo sai che queste si stanno contendendo il mondo? Che non importa a nessuno né di te né dei bambini siriani?”

B. “No, Sono lì per distruggere l’ISIS.”

A. “Ma se prima abbiamo detto che l’ISIS è finanziato e armato dall’occidente, che dalle ultime missioni di pace, che ci sono costate 5.000 miliardi di dollari, il terrorismo è aumentato in maniera esponenziale?
Credi ancora che bombardando si risolvano le cose? Non temi invece ritorsioni molto più violente, in Europa, da parte di Europei?”

B. “No, sei tu che non capisci, sei solo una buonista. Con questa gente non si parla, si deve bombardare. È tutta colpa della religione. I musulmani sono ‘bastardi’ terroristi.”

A. “Cazzo, io non sono buonista, non sono complottista, non sono radical chic. I miei figli sono italiani e marocchini. Festeggiano la Pasqua e l’Aid. Parlano l’italiano, il francese e l’arabo. I loro amici sono europei, asiatici, marocchini e arabi.
E se domani qualcuno dicesse che i miei figli sono ‘bastardi terroristi’ solo perché hanno un cognome arabo o perché credono in un Dio, mi incazzerei, anzi… resto senza parole a leggere tutte queste generalizzazioni senza senso, senza motivazione, senza raziocinio.
I miei figli non hanno colpe per quello che sta avvenendo. I miei figli, li sto crescendo in un ambiente multiculturale, di integrazione e pace. I miei figli non avranno paura di un velo o di una barba ma spero avranno paura della cecità umana.
I miei figli, le persone con cui vivo e che mi hanno accolto in questo Paese NON sono TERRORISTI!

E lo devo dire, lo devo gridare e non mi interessa se mi cancellerai dalle tue amicizie. Io non lo farò in ogni caso e sai perché? Perché solo con il dialogo si cresce insieme e si trovano soluzioni. Non chiudendo le porte o non volendo ascoltare e vedere la realtà.

Loro vorrebbero questo. Che io e te ci odiassimo. Che ci odiassimo tutti. Sarebbe più facile per loro…

Io invece continuerò a rispettarti e a parlarti. Cercherò in tutti i modi di farti capire…”

B. “Ancora, ma capire cosa? ”

A. “Che domani i miei figli saranno da soli in questo mondo di odio e pregiudizi. Io devo proteggerli, da ora. Dovrò insegnargli che a volte, a causa del loro nome, saranno accomunati a gente che ha ucciso un centinaio di persone innocenti che stavano passando una bella serata. Che forse domani qualcuno, per strada, li aggredirà, gli dirà che non sono i benvenuti, che dovrebbero tornare a casa loro, che sarebbe meglio che qualcuno li bombardasse, li eliminasse, che sono dei ‘bastardi terroristi’.

Beh, io questo ai miei figli non glielo voglio spiegare perché non so come spiegare l’odio a dei bambini che vedono il mondo a colori, tutti i colori.
Che giocano e sorridono con altri bambini, di tutte le culture, Gli adulti di domani.

Io sto combattendo l’ISIS educando i miei figli alla pace e alla tolleranza. Al rigetto della violenza come risoluzione delle problematiche.

Io non sono una buonista. Sono solo una mamma.”

E tu? Cosa vuoi raccontare ai tuoi figli? Con quali valori vuoi farli crescere?

Donne e vittime

In questi ultimi giorni molti fatti di violenza, soprattutto a danno di donne, si sono prodotti in varie città del Marocco.

Questa è l’aggressione, di ieri, vicino Agadir, di una donna norvegese. Attaccata da un uomo che le ha inferto più colpi, con un pezzo di vetro, al volto, petto e braccia.

http://www.le360.ma/fr/societe/anza-une-touriste-norvegienne-agressee-par-un-aliene-mental-56493?utm_source=facebook.com&utm_medium=Le360.ma&utm_campaign=Publipostage

Ancora, a Tangeri, una giovane donna è stata buttata con la forza in strada, nuda, da un gruppo di giovani.

Il 4 novembre, un uomo, ha aggredito a colpi di coltello due cassiere di un supermercato nel centro della capitale.

http://telquel.ma/2015/11/05/attaque-larme-blanche-supermarche-rabat_1469218

E, anche l’attrice, Loubna Abidar, del film censurato in Marocco ma visionabile in tutta Europa, Much Loved, è stata aggredita e ferita a Casablanca.
Dalla sua testimonianza sembra che, all’ospedale, i medici si siano rifiutati di curarla e, ancor peggio, al Commissariato l’hanno insultata e presa in giro.
“Ah, alla fine le hai prese!” …o qualcosa del genere…

Ecco, io comincio ad inquietarmi della situazione qui, soprattutto per le donne. Mi sono sempre sentita al sicuro in questo Paese, accogliente e solidale.
Oggi le cose stanno cambiando e non mi sento più molto in sicurezza.

Poi, vedo quello che succede in Italia, e leggo che una giovane ragazza, massacrata di botte fino al coma dal suo “fidanzato”, ridotta a vivere per sempre su una sedia a rotelle con danni cerebrali permanenti, non potrà avere neanche un minimo di giustizia.
E sì, il mostro che l’ha ridotta così, invece di proteggerla e RISPETTARLA, avrà uno sconto di pena di 4 anni…

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Allora, che si chiami Loubna o Chiara, la donna è ancora vittima dell’orrore umano. Che sia marocchina, norvegese o italiana.

La battaglia delle donne non è ancora finita, anzi, forse in questi ultimi anni troppi passi indietro sono stati fatti. Non possiamo tollerare questo, non possiamo far finta di niente, non possiamo credere che sia un problema solo di alcuni. Il problema è delle DONNE tutte, dall’Afghanistan all’India, dal Marocco all’Italia, dalla Nigeria all’Iran.

BASTA VIOLENZA SULLE DONNE!

Abderrahim Naji – storia di un immigrato in Italia

Chi è Abderrahim Naji?

È un immigrato marocchino, originario di Beni Mellal, arrivato nel 1989 a Padova dopo aver cominciato i suoi studi in Fisica in Francia, poi sospesi a causa di difficoltà finanziarie.

Arrivato in Italia diventa impiegato di una società che si occupa di prodotti plastici stampati per l’industria automobilistica.

Qualche anno dopo diventa il proprietario della fabbrica che lo aveva assunto e oggi, a 48 anni, impiega una quarantina di persone, molte di origine marocchina, e ha realizzato una cifra d’affari di oltre 7.000.000 di euro nel 2014 che potrebbe ancora aumentare del 50% il prossimo anno.

La volontà, il coraggio ed i sacrifici di questo cittadino sono stati ricompensati e, Abderrahim Naji è stato premiato come il miglior imprenditore immigrato d’Italia dal gigante mondiale del trasferimento di denaro “Money Gram”.

Oggi il suo sogno è di aprire una filiale della sua società in Marocco.
Perchè vi ho voluto raccontare questa storia?

Perché chi vive da immigrato, di qualunque nazionalità d’origine sia e ovunque si trovi, conosce le difficoltà per integrarsi, per riuscire a trovare il proprio posto, per concretizzare i propri obiettivi.

Soprattutto in un mondo dove quello che viene “da fuori” viene spesso percepito come ostile e fastidioso invece di renderci conto che solo l’unione di menti, di pensieri, di esperienze, potrebbe farci crescere e maturare insieme.

“Uno su mille ce la fa” diceva una canzone… Ecco Abderrahim ce l’ha fatta! 

E mi auguro che ce la facciano tante altre persone che, come lui, hanno avuto il coraggio di lasciare tutto, dagli affetti alle tradizioni, per cercare una vita migliore e realizzare i propri sogni.